Riabilitazione disfunzione erettile

Riabilitazione disfunzione erettile post prostatectomia radicale per tumore della prostata

Qual è il segreto per avere una buona vita sessuale dopo una prostatectomia, dovuta al cancro alla prostata? Purtroppo negli ultimi anni le diagnosi di carcinoma della prostata sono divenute più frequenti, specie in pazienti giovani e sessualmente attivi. Questo ha creato una buon numero di pazienti che, da un lato grazie alla prevenzione e ad interventi meno invasivi che in passato, possono superare il carcinoma prostatico ma da un lato incontrano difficoltà a mantenere una soddisfacente attività sessuale.

Indipendentemente dalla tecnica utilizzata (a cielo aperto, laparoscopica e robotica) dal 25% al 75% dei pazienti presenta complicanze post chirurgiche (vedi Disfunzione erettile) che hanno un impatto importante sulla qualità di vita degli operati.

I migliori candidati al recupero

I pazienti che non presentano problemi erettili prima dell’intervento e che non fanno uso di farmaci quali: Cialis, Levitra, Spedra o Viagra, sono i candidati ideale per un recupero rapido e completo. I pazienti che presentano già un problema di disfunzione erettile (di qualsiasi natura), prima dell’intervento chirurgico, dovranno fare i conti con essa anche dopo l’operazione. Conterà molto l’età del paziente che se più giovane e sessualmente potente, sarà favorito. Al pari di un non fumatore o di chi ha uno stile di vita sano e senza malattie come ad esempio il diabete mellito.

Quali sono le cause della disfunzione erettile a seguito della prostatectomia?

Il danno non si può ricondurre a una sola causa e infatti si parla di una eziopatogenesi multifattoriale. Durante l’operazione vengono rimossi o danneggiati i nervi erigendi (nervi cavernosi), che inducono le modificazioni dei corpi cavernosi durante l’erezione (trasmettono gli stimoli elettrici). Potrebbe verificarsi un danno da carenza di ossigenazione, dovuto ad un possibile danno chirurgico delle arterie cavernose. Infine la scarsità delle erezioni, a seguito dell’intervento, contribuiscono al danno fibrotico dei corpi cavernosi. L’aspetto psicologico è determinante, non essere sicuri di se stessi, perdere l’eiaculazione, il timore di provare dolore ma soprattutto un profonda paura per la malattia oncologica, possono comportare una netta diminuzione della libido maschile.

Una terapia mirata e una costante ricerca medica!

Oggi questi effetti indesiderati, legati all’operazione, sono molto ridotti viste le tecniche di screening e la prevenzione, che consentono una diagnosi precoce rispetto al passato. Tuttavia per chi soffre di questi disturbi, sono stati fatti enormi progressi nel campo delle tecniche operatorie, prediligendo approcci chirurgici conservativi. Una delle tecniche più usate a questo scopo è la prostatectomia nerve sparing robot assistita (RALP). Purtroppo questa tecnica non può essere utilizzata per tutti i casi ma solo nei casi a basso rischio di estensione extracapsulare del tumore.

La riabilitazione post operazione

La ripresa di un'attività sessuale soddisfacente è una strada lunga, richiede un training che può durare anche alcuni anni. Il recupero della funzionalità erettile può avvenire entro 24 mesi dall’intervento chirurgico; ciò significa che il percorso sarà lungo ma questo non deve scoraggiare i pazienti che, fino a due anni dall’intervento, devono continuare a perseguire un miglioramento. Dopo circa 4 settimane dall’intervento, quando la situazione è più stabile, può iniziare il percorso di recupero che deve tenere conto delle necessità della coppia e deve essere commisurato allo stato del paziente. Un programma di recupero integrato è generalmente preferito ad una monoterapia, perché consente di ottenere dei risultati sicuramente migliori ed è soprattutto personalizzabile. Premesso che per una corretta riabilitazione andrologica si deve assolutamente prevedere una anamnesi delle condizioni erettili preoperatorie del paziente; le opzioni di cura sono le seguenti:

Farmacologica

I farmaci ad azione vasodilatatoria pro-erettiva sono considerati una delle terapie più indicate. Questa terapia può avere inizio prima ancora dell’intervento. Esistono infatti indicazioni che ne suggeriscono l’uso, fino a uno due mesi prima. Lo scopo sarebbe quello di condizionare positivamente l’endotelio dei vasi sanguigni penini. Questo agevolerebbe i tempi e la qualità del recupero tenendo in considerazione che l’efficacia di questi farmaci, migliora nel corso del tempo. I farmaci più utilizzati sono a base di:

  • Avanafil
  • Sildenafil
  • Tadalafil
  • Vardenafil.

Iniezioni penine

Questa soluzione, molto efficace parliamo dell’80% di risposte dai pazienti, non viene adottata volentieri dai pazienti perché consiste in una iniezione di un mix di farmaci (papaverina, fentolamina e prostaglandina E-1) che viene fatta direttamente alla base del pene. La modalità, che viene spiegata e realizzata inizialmente con la supervisione dell’Andrologo, viene poi praticata indipendentemente dal paziente. Nonostante risultati molto soddisfacenti, parliamo di un’erezione completa della durata di almeno 2h nell’80% dei casi, tuttavia non tutti accettano questo tipo di somministrazione e il tasso di abbandono è alto. Soluzioni alternative ne esistono si tratta di creme topiche che però non hanno gli stessi risultati delle iniezioni.

Vacuum device

Il Vacuum device è uno strumento di forma cilindrica che crea il vuoto. Applicandolo intorno al pene determina una erezione, indotta dal richiamo di sangue nel pene. Può essere utilizzato durante la riabilitazione per ridurre il rischio che il pene tenda ad atrofizzarsi riducendosi di volume. Inoltre esercitare il pene con questo attrezzo è un’ulteriore “ginnastica” vascolare con funzione riabilitativa.

Terapie sperimentali e radicali

Le onde d’urto a bassa intensità sono già ampiamente sperimentate, con ottimi risultati, per curare la disfunzione erettile nei pazienti che hanno un deficit vascolare dovuto a diabete, ipertensione, obesità, arteriopatici e accaniti fumatori. Consiste nell’applicare una sonda direttamente sul pene che invia delle onde d’urto sul pene. Le onde d’urto facilitano la rigenerazione di nuovi vasi arteriosi, potenziando l’efficacia degli altri rimedi terapeutici. Attualmente si sta’ sperimentando anche nella riabilitazione post prostatectomia radicale.

La neurostimolazione è una tecnica che applica degli elettrodi sulla superficie del pene, questi elettrodi inducono un passaggio di corrente elettrica attraverso i nervi ripristinando e favorendo il normale funzionamento. Attualmente è in fase di sperimentazione.

L’impianto di una protesi peniena in silicone è da considerarsi come ultima soluzione e solo a seguito del fallimento delle precedenti terapie. In questa soluzione c’è un alto tasso di insoddisfazione, causato da un’alterazione del piacere orgasmico e ridotta sensibilità del pene.

Conclusioni

Se siete interessati a valutare la vostra situazione, il Dottor Salvatore Smelzo è un Urologo specializzato in Chirurgia mininvasiva Laparoscopica e Robotica presso la Clinique Saint Augustin di Bordeaux (Francia). Membro della Società Italiana di Urologia (SIU) e della Società Europea di Urologia è anche autore di pubblicazioni scientifiche.

Inoltre il Dottor Smelzo si occupa di Onco-urologia, cioè si occupa della diagnosi e della cura dei tumori del tratto urinario maschile e femminile e di quelli a carico dell’apparato riproduttivo maschile. Il percorso riabilitativo è lungo ed impegnativo, affrontarlo con le giuste indicazioni e le giuste motivazioni è fondamentale per ottenere una ripresa soddisfacente.

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